Con questo blog vogliamo ricercare approfondimenti e spunti sul mondo del pavimento a 360 gradi, perché la complessità ed il fascino di questo mondo, che si compone di tecnologia, artigianalità, design, creatività e molto altro, non smette mai di stupirci… e siamo certi stupiranno anche te.

Transition: un viaggio divenuto esperienza

martedì 13 ottobre 2015

RACCONTATECI QUALCOSA DI VOI: CHI SIETE, PERCHÉ E COME VI SIETE AVVICINATI AL MONDO DELL’ARCHITETTURA
Francesca Lanzavecchia (1983) e Hunn Wai (1980) dal 2009 siamo una industrial design consultancy con un piede in Italia e uno a Singapore.

Più che al mondo dell’architettura io e Hunn ci siamo avvicinati al mondo degli oggetti (entrambi abbiamo studiato Product Design e poi abbiamo fatto un master in conceptual design in context alla Design Academy di Eindhoven).

Posso dire che l’architettura mi ha sempre un po’ spaventata perché ha a che fare con una scala di oggetto, il palazzo, con la quale non è possibile avere un rapporto di intimità.

Disegnare oggetti, cosi come fare architettura, vuol dire proporre soluzioni tangibili ma chi progetta oggetti può soffermarsi più a lungo sul contesto in cui un oggetto viene utilizzato, al suo utente e quindi a cosa rappresenta l’oggetto simbolicamente e culturalmente, sui dettagli e sulla matericitá fino a pensare a quali effetti può avere l’oggetto sull’umore…

RITENETE DI AVERE UNO STILE SPECIFICO O RICONOSCIBILE?
Come studio non siamo interessati ne siamo andati mai alla ricerca di uno stile riconoscibile.
Per noi il design non deve imporre una storia o una forma a priori a un brand o a una categoria di oggetti.
La forma e solo l’ultima fase di un progetto che viene, dopo aver fatto molta ricerca, quasi per magia mentre si narra una storia che parla di stili di vita, utilizzi, persone, materiali e sensazioni.
L’oggetto per noi è una storia nuova oggettivata e lo stile è il linguaggio con cui l’oggetto ci parla.

QUALI SONO I VOSTRI RIFERIMENTI NEL MONDO DELL’ARCHITETTURA E DEL DESIGN?
Ci piace nutrirci di discipline diverse, di arte, fashion design, fotografia, architettura… ma la cosa da cui traiamo più ispirazione resta sempre il viaggiare con occhi e cuore sempre aperti per scoprire modi altri di vivere, luoghi e abitudini diverse e per tornare a sorprendersi anche del nostro quotidiano.

COME VALUTATE L'ARCHITETTURA ED IL DESIGN ODIERNI?
E difficile generalizzare a proposito di categorie cosi grandi… Quando si parla di design oggi si parla un po’ di tutto (dal fashion all’oggetto di galleria, dalla smart device alla casa… quello che resta il cuore del buon design e della buona architettura per noi è il Buon Progetto.

COME RACCOGLIETE LE VOSTRE ISPIRAZIONI?
Siamo estremamente curiosi, raccogliamo le nostre quotidianamente, leggendo, informandoci, viaggiando…tutte le ispirazioni fanno parte di noi…come una nuvola di idee che fluttua sulle nostre teste. In ogni progetto queste idee si cristallizzano, si sovrappongono e si contaminiamo per scrivere una storia nuova.

IN CHE MODO IL VOSTRO DIVERSO BACKGOUND CULTURALE INFLUISCE SUL VOSTRO LAVORO?
Il nostro studio nasce dall’idea di trovare proprio un equilibrio fra i nostri background culturali e il nostro modo d’essere. In ognuno dei nostri progetti convivono l’oriente e l’occidente, l’uomo e la donna, il passato e il futuro…

COME NASCONO I VOSTRI PROGETTI?
Ogni progetto nasce come un viaggio di cui non conosciamo la meta. Partiamo sempre dal tentativo di scoprire e conoscere nel modo più accurato possibile il contesto per cui progettiamo: il materiale, i metodi produttivi, l’utilizzo e il cliente per cui disegniamo.

QUALE LA DIFFERENZA DELL’APPROCCIO E RICERCA NELLA COLLABORAZIONE CON AZIENDE PRIVATE E CON LUOGHI DI CULTURA E DESIGN?
Quando si fanno progetti per gallerie o musei di design il fine ultimo non e necessariamente quello di commercializzare un prodotto.

Nella maggior parte dei casi il committente non richiede un progetto che parli di se stesso e quindi siamo più liberi di esprimere idee o modi di sentire anche molto personali.

I progetti di design più artistici hanno quindi una componente funzionale spesso molto ridotta mentre viene amplificata la componente comunicativa. Gli oggetti “da galleria sono contenitori di pensiero”.

COME È NATO E SI È EVOLUTO IL PROGETTO DI TRANSITION?
Il progetto e nato con la volontà di trasferire sulle superfici di gres porcellanato, che ci circondano e hanno un grande potere sulla nostra psiche, una sensazione di wellbeing e serenità. Abbiamo immaginato come le piastrelle possono giocare a livello ottico ingrandendo gli spazi, amplificando gli effetti della luce che batte su pareti e pavimenti. Abbiamo immaginato una collezione non statica ma piuttosto un fluire da una superficie all’altra, da un ambiente all’altro.

PERCHÉ UN LEGAME COSÌ FORTE CON IL CONCETTO DI ITALIANITÀ?
La palette di colori utilizzati sono colori famigliari, sono per me quasi come un nuovo naturale. Meravigliose nuance che penso abbiano il potere di rilassarci e farci sentire tutti un po’ a “casa”. Mirage e un’azienda italiana d’eccellenza e per il gres porcellanato e per quanto riguarda la superficie delle piastrelle volevo, con “Transition” celebrare il saper fare dalla produzione italiana e della nostra artigianalità. Questo si è tradotto in colori e tratti “fatti a mano” che si sovrappongono, come i ricordi, gli uni sugli altri in un leggero gioco di trasparenze.

LA COLLABORAZIONE CON UN’AZIENDA CERAMICA HA MODIFICATO LA PERCEZIONE DI QUESTO MATERIALE IN TERMINI DI POSSIBILITÀ APPLICATIVE IN ARCHITETTURA? Assolutamente si, avevamo sempre pensato al gres come un materiale destinato solo a bagni e cucine e si è invece rilevato un materiale con caratteristiche tecniche incredibili anche a livello visivo e che apre un infinito spettro di possibilità creative e di applicazione. Da quando abbiamo iniziato a concepire la collezione, abbiamo continuamente ampliato il suo utilizzo; da residenziale a pubblico dai soli pavimento a rivestimento di pareti e facciate.

COME SI È INSERITO ED EVOLUTO IL VOSTRO LAVORO NEL CONTESTO DI UN’AZIENDA CERAMICA?
Avendo un punto di vista nuovo e forse un po’ naïf ci siamo subito chiesti perché un materiale con caratteristiche cosi incredibili fosse utilizzato principalmente per imitare altri materiali. Con questo progetto abbiamo definito una nuova natura del gres porcellanato di Mirage ritracciandone le caratteristiche nel patrimonio tecnico dell’azienda e nel suo essere azienda d’eccellenza italiana. Le nostre idee hanno preso forma nel connubio fra le alte caratteristiche tecniche tecnologiche e la sapiente mano d’opera artigianale dei tecnici di Mirage.

COME DEFINIRESTE LA COLLABORAZIONE CON MIRAGE?
La collaborazione con Mirage e stata una bellissima avventura. Oltre ad aver imparato cos’e il gres attraverso il processo produttivo che trasforma le terre in uno dei materiali per rivestimenti più resistente al mondo… Abbiamo trovato persone con un incredibile sensibilità e capaci di tradurre in oggetto il nostro pensiero. Solo grazie alla loro abilità siamo riusciti a dare leggerezza, trasparenza e calore a un prodotto cosi duro e tecnico.

A QUALI PROGETTI STATE LAVORANDO ATTUALMENTE?
Progetti vari e diversi: da wearables a sofa di lusso, da accessori da bagno per le nuove smart home a passeggini per bambini per il mercato asiatico. Tutti progetti accomunati da una forte componente di ricerca.

QUALI SONO LE VOSTRE ASPETTATIVE PER IL PROSSIMO FUTURO?
Nel futuro speriamo di poter continuare a lavorare con brand che amiamo, di avere più tempo da dedicare alla ricerca per portare ai nostri clienti la vera innovazione.